domenica 23 ottobre 2011

"PIZZICOLOGIA"

Dedico questo breve racconto (scritto tempo fa)  ad un'amica che di recente mi ha  generosamente affidato il ricordo della sua infanzia speciale...

Un giorno eravamo andati a Reggio: io mia madre e mio padre. Fu in quel periodo in cui, a furia di esami e controlli medici perché non mangiavo (non ingranavo) mi trovarono di tutto: prima cosa avevo l’anemia, che mia madre preconizzava essere la porta della leucemia (assonanza dei termini?). Mi ricordo in una sala d’aspetto una signora con cui mia mamma si era confidata, che mi tirava giù la palpebra inferiore e diceva: - Ecco che si vede subito che è anemica!
Dunque eravamo andati a Reggio, viaggio che in genere per me era una festa, con partenza all’alba, treno e città . Quel giorno, dopo ore di attesa in un ambulatorio dove mi fecero altri raggi, diedero ai miei la ferale notizia: tumore attaccato al cuore.
Mia mamma si disperava in maniera appariscente e una cosiddetta infermiera, la apostrofò con una gentilezza che faceva il paio con la sua intelligenza: “Invece di fare tante scene, pensate che la vita di vostra figlia è appesa a un capello!” (e dunque che doveva fare, ridere?)
Camminavamo per strada, lungo un muro alto e grigio e mia mamma piangeva, piangeva. Volendo rassicurarmi, che non morivo, si fermò e mi disse: “Non mi ti schianti chi ciangiu, è perchì sugnu paccia!” (non ti spaventare se piango: è perché sono pazza). Mi ricordo lo sconforto che mi prese allora, perché, oltre al fatto che dovevo morire, avevo pure la mamma demente.
Sembra incredibile: eravamo una tribù (la mia era una famiglia numerosa anche per quei tempi: nove figli) e io ricordo tanti ma tanti momenti di bambina in cui mi sono sentita sola al mondo: quando i grandi litigavano tra loro irrimediabilmente o, come quella volta in giro per Reggio, con mia mamma che mi buttava sulle spalle anche il peso della sua disperazione.

giovedì 6 ottobre 2011

Licenza poetica

Io conosco il cuore degli uomini
lo seguo quando vola alto
portato su dalle correnti ascensionali
delle grandi passioni e dei gesti ideali

Quando distilla il succo della vita
e tronfio si esibisce
indifferente ferisce
raramente capisce

Quando baratta la coscienza
con meschina mercede
Quando professa e non crede
Quando prega
usando tutte le buone maniere
e intanto ti frega

Quando avanza a fatica
e si appende alla vita
inciampando e riprovando
nascondendo gli scacchi
digerendo gli smacchi

Quando batte in picchiata
e a fine giornata
non riesce a sperare
ma vorrebbe ululare
come un cane malato
cattivo e disperato.

lunedì 5 settembre 2011

VEDO NERO (I giorni vuoto a perdere)

Se tutto ha un senso
Se niente ha senso
Se non so dove andare...
Dove mi sono perduta
Se passo davanti allo specchio
E non mi riconosco?
Se vivo stancamente,
Non ho voglia di niente,
Ma se ancora la vita
Non è finita.
FORSE POTREI/ FORSE DOVREI  /FORSE VORREI!
Paradigma forsennato
Dei miei giorni vuoto a perdere:
Ecco il mio niente quotidiano
Che mi riempie piano...
Mi annullo e mi consumo
Nel caos affastellato delle mie mattine
Nelle pieghe svogliate delle mie giornate
Nelle mie risate.



domenica 28 agosto 2011

Solita vita

Ebbene anche per quest'anno sono torntata...

A che cosa? Al tran tran non ancora perché  riprenderò il lavoro solo tra qualche giorno: sono ancora in un luogo di mezzo tra il tuffo nel passato che la Calabria rappresenta e la mia vita a Spinea, in ufficio, tra gli impegni familiari e sociali.
Mi aggiro apatica per casa senza sapere bene che fare: mi devo ancora riprendere e trovare il ritmo.
Andrebbe un po' meglio se non fossi impedita dal mettere il naso fuori dalla porta dai nugoli di zanzare, pappataci e altre bestie mutanti che mi assolgono e mi riempiono di mozzichi, pizzichi e prurito. Quindi trascorro gran parte del tempo chiusa in casa a far parole crociate, massimo al conputer (qualche piccolo lavoretto domestico senza strafare)
E pensare che mentre ero via sentivo anche un po' di nostalgia...

giovedì 14 luglio 2011

Buona estate a tutti

Un caro saluto a tuttigli amici di blog ed anche ai passanti occasionali.
Parto per la mia agognata vacanza al mare che spero mi ritempri nello spirito e nel corpo.
Conto molto sulle nuotate e le passeggiate di primo mattino per rinvigorire le mie stanche membra.
Vi seguirò saltuariamente da postazioni occasionali e in ogni caso vi porterò nei miei pensieri.
Belle cose per tutti voi e arrivederci
Nina

domenica 10 luglio 2011

'U coriceddu

Quandu vidivanu a so fotografia
mmenz’e carti di Arconti
supra a to’ scrivania
tanti ti domandavanu
Ma comu
non era chiddu d’a gran tirannia?
E tu riduliavi e nci cuntavi:
'U coriceddu tremava comu fogghja
cori battenti d’omini ntanati…
A sira a rradju chi faciva scrusciu
cu buci rutta di luntanu parrava:
"I Tedeschi assediaru a Stalingradu!"
pariva chi cchiù nenti li fermava
Mala jenìa, ferocia senza fini
rrivata nfinu aundi u nosciu cori
battiva comu fussi primu amori.
U hjatu fermu e senza zirriari
a vita noscia comu potiva stari
ancora viva
e mi si chiama vita…?
Si dda paccìa vinciva
cchjù non si riparava la ferita.
Iddu i fermau e rihjatammu fora
e cumbattimmu e cumbattimu ancora...
E po’ riduliandu tu dicivi
chi nta vita du n’omu e nto so cori
nci su ricordi a littira di focu
E puru si t’accorgi dell’errori
e chi non era oru ciò chi luci
puru u penseru resta un pocu duci.

Quando vedevano la sua fotografia
tra le carte di Arconti sulla tua scrivania
tanti ti domandavano "Ma come? 
non era quello della gran tirannia?"
e tu un po' ridevi e raccontavi:
Il nostro cuore tremava come foglia
cuor che batteva di uomini acquattati
di sera la radio tra tanti rumori
con voce rotta da lontano parlava
"I tedeschi hanno assediato Stalingrado"
pareva che più niente li fermava...
Mala genìa, ferocia senza fine
giunta fino dove il nostro cuore
batteva come fosse primo amore.
Trattenendo il fiato senza poter parlare
la nostra vita come poteva continuare
ad essere chiamata ancora vita?
Se quella follia vinceva
più non si riparava la ferita.
Lui li fermò e tornammo a respirare
e combattemmo e combattiamo ancora...
E infine sorridendo poi dicevi
che nella vita d'un uomo e nel suo cuore
 ci son ricordi a lettera di fuoco
e pure se t'accorgi dell'errore
e che non sempre è oro ciò che luce
pure il pensiero resta un poco dolce.








































giovedì 9 giugno 2011

Tempesta di sabbia in Senegal

Vento d’Africa bianco
orizzonte appannato
piccole formiche di mare lontano
e rocce d’onde e cani.
Suoni d’uccelli strani
alle spalle
e sabbia e bianche vesti.
Opalescente l'ora
pigra dietro il muretto
e caffè e sigarette e caffè ancora.
Nostalgia già di adesso
come un aroma fine sottovento.
Assurde masserizie accatastate
lisciate ripiegate
stipate a forza
raccolte ricevute...
Cose comprate
nei mercati di polvere e di mosche
di mani ammiccanti
e voci e occhi e capre,
Cose pagate al prezzo del disincanto
e della frustrazione di impotenza
con l’animo sospeso
sull’odore di pesce ad essiccare.
Miei sacri oggetti di mistificazione
domani e poi
quando distanza e tempo
evaporeranno noia e scontento
distilleranno ancora l’illusione.

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