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giovedì 11 luglio 2013

L'AFRICA PER ME


veduta dal nostro cortile



Quanto tempo è passato? Sembra una vita fa eppure sono solo tredici anni che mi separano da quella vacanza memorabile in Senegal.
Veramente Alessandra, una di noi cinque , cercava di darsi un tono attribuendosi la patente di viaggiatrice, per non dire esploratrice o studiosa antropologa e continuava a ripetere che lei non era una turista. Sarà...

Avevamo affittato una casetta sulla riva dell’oceano e facevamo la spesa e ci preparavamo da mangiare su una cucinetta a gas non proprio avveniristica e per quei 22 giorni che durò la nostra vacanza ci illudemmo di fare la stessa vita degli abitanti. 
mia sorella Jole ai fornelli

Vero è anche che Bruna - la nostra capo-branco - aveva vissuto in Senegal per ben sei anni e si era anche sposata con un senegalese (dal quale aveva prontamente divorziato) e contrattava e litigava al mercato come una del posto, mentre noi che eravamo alla prima esperienza d’Africa eravamo inizialmente pervase da un buonismo appiccicoso che ben presto (almeno a me) risultò emanare un tanfo di paternalismo di cui cercai di liberarmi, non sapendo però bene quale fosse la strada meno accidentata.
Dunque dicevo quella casetta… al nostro arrivo, che avvenne di notte, mi sembrò una catapecchia insidiata dagli insetti nella quale non avrei mai e poi mai potuto chiudere occhio. Mia sorella Jole fece una mezza tragedia dicendo che lei là non ci dormiva e che voleva andare in un albergo. Mia sorella Serena, che aveva già avuto una crisi prima della partenza e voleva rinunciare al viaggio: troppo lontano, troppi pericoli, troppi scarafaggi… continuava a dire “chi me l’ha fatto fare, se volevo stare in una casa diroccata non bastava S. Pasquale?”
Sarà stato per contenere le loro ansie che non diedi sfogo alla mia e così quella prima notte le convinsi a pazientare, che domani avremmo visto. E così dormimmo tutte e tre nello stesso letto, costituito da un rialzo di cemento su cui c’era un materasso di spugna, vestite sia per il freddo che per evitare contaminazioni. Da notare che io, attenendomi ai racconti sul clima africano di Bruna, di quando diceva che passava le giornate sulla sdraio con un ventilatore davanti e uno dietro, non mi ero portata neanche il pigiama “cosa vuoi che mi serva un pigiama, con quel caldo che ti investe come un getto d’aria calda appena esci dall’aereo?” e invece, sarà stato che era fine gennaio, quella notte faceva un  freddo vero e proprio.
Così per tutte le vacanze dormii vestita, con una maglia e i pantaloni più larghi che avevo.
L’indomani mattina, come ci alzammo e dalla porta finestra che dava sulla spiaggia guardammo fuori, tutto era cambiato: subito giù dagli scalini del cortiletto sul retro, si distendeva una spiaggia infinita di sabbia dorata e finissima sulla quale alcuni bronzi di Riace si allenavano correndo o facendo flessioni. Proprio di fronte a noi, l’onda dell’oceano batteva delicata su una bassa scogliera nella quale in seguito saremmo andate a caccia di granchi, il sole splendeva rendendo scintillante il panorama e i nostri cuori.
Dopo una radicale pulizia di fondo, anche la nostra casetta aveva perso l’aria desolata della notte prima e aveva acquistato dignità. (L’anno dopo, quando tornammo, riuscimmo a riaffittarla e mi commossi fino alle lacrime: già allora cominciava ad attecchire in me quell’affezionarsi ai luoghi tipico dell’età senile che avrebbe poi fatto ampio sfoggio in seguito al mio ultimo trasloco). 
Ci ridistribuimmo le stanze (io ne presi una da sola che condivisi per tutta la vacanza con un ragno menefreghista che se ne stette tutto il tempo nei pressi del soffitto, senza mai darmi confidenza) ci organizzammo con le nostre cose e quello spazio disadorno diventò casa nostra, col suo bel cortile sulla spiaggia, con la doccia all’aperto e con dietro la minuscola stanzetta del guardiano (incredibile, tutte le case affittate ai turisti avevano annesso un abitacolo con guardiano compreso nel prezzo!)


donne che passavano offrendo i loro prodotti


                                                            

La regina bianca in gran Bubù alla festa dei bambini

continua (forse)...




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