domenica 4 novembre 2012

Quel giorno niente giochi e niente merenda.

     Anche quel pomeriggio, obbedendo alla forza centrifuga che ci obbligava (me e le mie sorelle) ad allontanarci il più possibile dalla sfera di influenza di mia madre, mi preparai la merenda e mi precipitai per le scale decisa a raggiungere le altre bambine che due traverse più in là stavano giocando a “Cummari cummari aviti piseddi?” (era un gioco insulso che non vale la pena di stare a descrivere, per noi era principalmente una scusa per stare fuori).

     Scendevo saltellando per le scale pronta a tuffarmi nell'agone sportivo, pregustando il sapore del mio pane col pomodoro (e origano e peperoncino e olio d’oliva…) nonché quello dell’effimera libertà.
Purtroppo, forze contrapposte si fronteggiarono fin dal primo balzo e fecero cadere il primo pezzo di pomodoro.
     Fu un piccolo dispiacere, che in ogni caso non fece arrestare la mia corsa: pazienza, mi dissi con un sospiro, me ne resta ancora mezzo (naturalmente non mi sfiorò neanche l’idea di fermarmi a pulire, a quei tempi non eravamo tanto schizzinosi per la pulizia delle scale).
Continuo la cavalcata: altri due zompi e mi cade anche il secondo pezzo di pomodoro.
A quel punto mi fermai delusa: senza il companatico la merenda perdeva tutta la sua attrattiva.
Che fare?
     Piccolo consiglio di guerra tra me e me e decisione rivoluzionaria: l’avrei recuperato!
Così tornai indietro e raccolsi anche l’altro caduto, di modo che anche l’aspetto delle scale se ne giovò a mia insaputa…
     Raccolti i due mezzi pomodori, che risultavano appesantiti da un terriccio indistinto in cui si poteva intuire una parte di sabbia nonché pezzettini di intonaco biancastri, mi sedetti sullo scalino esterno e cominciai a ripulirli con ancora un po’ di dispiacere ma con amorevole pazienza.
Già avevo superato lo choc iniziale e risistemavo il tutto sulla fetta di pane con cura e professionalità. La merenda era come nuova, l'acquolina riprendeva a dilagare in bocca, mentre mi concentravo nel posizionare le dita della mano destra in modo tale da impedire ulteriori tentativi di fuga. Quasi finito…
     Di colpo mi sentii invasa da una sensazione spiacevole. Che poteva essere? Non certo il senso di schifo (a quel tempo, se non si fosse capito, non eravamo tanto schizzinosi). Veniva dalla strada, mi sentivo come con un faro puntato addosso…
Intuivo che era meglio non farlo ma, attratta come da una calamita, fui costretta ad alzare gli occhi fino a incrociare lo sguardo sprezzante della signora Coppolino, quella che già ci guardava dall’alto in basso.
     Quella volta era un dato di fatto che io ero in basso, essendo seduta sull’uscio di casa e lei in alto, giacché era in piedi... Ma ciò che mi uccise fu quel misto di alterigia, riprovazione e disgusto che la megera ostentava soddisfatta, avendo sotto i suoi occhi la prova di quanto noi fossimo incivili e arretrati, maleducati e inadeguati a rivestire il ruolo di suoi vicini di casa.
     Smascherata irrimediabilmente, tutto l’odio con il quale avrei voluto annichilire la signora Coppolino, sua madre tornata dall’America che le aveva portato bauli e bauli di cose preziose, quella stronzetta di sua figlia a cui era permesso di mettersi la gonna stretta a dieci anni (solo uno più dei miei) mentre io dovevo accontentarmi dei vestiti smessi delle mie sorelle; tutto quell'odio, dicevo, con accompagnamento di invidia e vergogna, lo concentrai sulla mia fetta di pane e pomodoro: con rabbia e disperazione li gettai a terra (a quei tempi non si era poi così schizzinosi per la pulizia delle strade) e me ne scappai dentro casa con l'intenzione di non uscirne mai più.




venerdì 19 ottobre 2012

Que viva España!

Ciao a tutti, vi lascio per un po', vado a trovare mia figlia a Barcellona!
A presto...

mercoledì 3 ottobre 2012

Ciao M.

Amico che da poco sei partito
stringendo in mano il tuo ultimo saluto
con lo sguardo lontano del commiato
di mercoledì sera ci hai lasciato

Nei giorni della lotta e di speranze
non ti sei mai arreso al fato ostile
con forza di leone hai combattuto
senza mai abbandonare il tuo sorriso

Avendo perso tutte le battaglie
l’hai chiamata sorella ed è arrivata:
la Morte in fondo ti ha trovato vivo!

Or ti conduce per sentieri ignoti
nell’Oltremondo
nell’Oltremateria
a trasformare in vento il tuo sorriso
nel canto degli uccelli la tua voce
in fiume / mare / oceano / pioggia il pianto
dolce di nostalgia e consolazione
di chi ha tenuto un posto nel suo cuore
dove ospitarti e farti vivere ancora.







mercoledì 29 agosto 2012

Giochi estivi


Cari amici che nonostante la lunga assenza vi ricordate di me: ciao!
Eccomi rientrata a casa, ancora stordita e un poco malinconica. La vacanza è andata.
L'entusiasmo per il paesello di prima della partenza ha naturalmente trovato una realtà non all'altezza delle aspettative (Comune allo sbando, sotto commissariamento, e tanta, tanta immondizia).
Ma comunque, essendo  per me come una droga, adesso che sono rientrata già mi manca, e mi viene da fantasticare sul prossimo appuntamento.
Durante le vacanze, coinvolgendo ancora familiari e amici, ho girato questo filmino che rientrata a casa ho montato e ora vi propongo.
I mezzi a disposizione non erano potenti e la qualità non è eccelsa, lo ammetto. Alcune riprese sarebbero da rifare ma tant'è, lo espongo al pubblico giudizio.
Un "a presto" da voi
Nina



giovedì 12 luglio 2012

UN CALDO SALUTO

Domani parto verso il mitico paesello, quello che è sempre nel mio cuore e nei miei pensieri, a cui io attribuisco poteri taumaturgici.
Infatti appena arrivata sarò già un'altra persona: anziché pigra e sedentaria, sportiva e attiva (nuoto, passeggiate, grandi pedalate); di conseguenza mi aspetto di rimettermi in forma una volta per tutte (perfino di dimagrire, nonostante le lusinghe della cucina locale) e poi cultura (sarò assidua alle serate de "I poeti in piazza") e musica con le bellissime serate di Paleariza (un festival con artisti da tutto il mondo a volte di molta qualità) in giro per i suggestivi paesini dell'interno ; la sera in terrazza giocare a carte (lo confesso: sono gioco-dipendente) e infine ritrovarmi con le mie sorelle...
Insomma, banalmente, vado in vacanza.
E se poi le aspettative saranno ridimensionate o addirittura deluse, non sarà stata la prima volta. Per ora comunque me la godo e vi saluto augurando una buona estate a tutti voi anche se non venite a Bova!
Ciao Nina

mercoledì 13 giugno 2012

LO STAGE

- Ahia, brutto scemo, ma perché mi hai spinto? 
- No! Dammela, è mia!
- Metti giù la mia ELAH liquirizia!
- Ti ho detto che è mia, l’ho portata io!
- Non me ne frega niente chi l’aveva portata. E io, allora, non avevo portato la “Pinza”?
Pinza, che razza di nome per un dolce (che si chiami così perché a mangiarlo ti attanaglia le budella?)
Che poi non è un vero dolce ma una specie di mattonella (anzi un mattone) fatta con pane vecchio, uvette e pinoli. 
Tipo tradizione povera: da queste parti ne vanno matti  e ogni casa ha la sua ricetta ma a me non piace: troppo informe, troppo pesante, troppo povero. Insomma la sua Pinza (lo ammetto, la zeta è sorda) faceva schifo, se lo volete sapere.
Io faccio di quei dolci… Anzi li facevo. Anzi li feci. Li ebbi fatti.
Mi sembra un tempo stra-passato-remoto, eppure non è un mese che ho fatto il mio ultimo Tiramisù.
Sono in un angolino in alto e me ne sto qui appollaiata come un uccellaccio a guatare torvamente i miei ex amici, anzi i miei compagni di avventura o per meglio dire di disavventura.
Il primo giorno di primavera…
E magari durerà fino alla fine dell’estate.
Francesca Con i Capelli Lunghi (ragioniera aspirante ballerina) e Michele (studente universitario fuori corso aspirante giornalista) si stanno accapigliando per l’ultima caramella alla liquirizia.
Sono gli ultimi due ad avere ancora energie da spendere. Che scemi a sprecarle così.
Gli altri sono ormai tutti stremati.
Matilde (impiegata dell’Enel aspirante scrittrice) è stata la prima ad andare fuori gioco. Del resto lei ha brontolato fin dall’inizio.
Paola (maestra d’asilo alle soglie del matrimonio aspirante burattinaia) era già gracile di suo. Tanto buona! All’inizio, quando ci siamo resi conto di essere intrappolati in questa ex scuola di merda, andava da uno all’altro piagnucolando: Non è possibile, non è possibile… prova di nuovo la maniglia…
Quella lì, da quando è presa dai preparativi della nuova casa, una maniglia te la ficca sempre dentro (o te la tira fuori). Irritante!
Guarda Agostino (conduttore 1 nonché titolare dell’agenzia Latuttopratiche) non avrei mai creduto che ce la facesse ancora. Fa un timido tentativo di mettere pace tra i due.
Su ragazzi, chiudete gli occhi e immaginate di essere in un posto bellissimo... rumori di cascata, cinguettio di uccelli, frusciar di fronde… (Ma va’ all’inferno!) …fuori non c’è niente di terribile. Non siamo prigionieri, siamo qui per una nostra libera scelta.
A questo accenno Luciano (conduttore 2 nonché creativo milanese) da lungo lungo che era per terra, tira su la testa:
Provate a scrivere su un foglio di carta tutte le cose negative che vi sono successe stamattina… poi le bruceremo assieme in un rito purificatorio…
Lo interrompe Alessandra (professoressa d’italiano aspirante regista teatrale). Si fa avanti piano, le gira la testa. Con una voce bassa fredda e terribile dice:
Smettila di dire cazzate. Siamo in questa gabbia da sette giorni. A quale mattina ti riferisci?
Io sto sempre là a guardarli dall’alto. In effetti sono quella che ha resistito meglio. Mi pare di aver mantenuto il controllo della situazione. Ho capito quello che devo fare.
Devo rimanere lucida e pensare a salvarmi, almeno io. Mi dispiace per loro ma pazienza, si saranno sacrificati per una buona causa.
Sarebbe un vero peccato rimanere qui, fregata, solo perché Francesca Con i Capelli Corti (barista, Aspirante attrice) ha voluto fare l’eroe, anzi l’eroina e non ha voluto che accettassimo di trattare, quando ce n’era ancora la possibilità.
La coerenza… i principi… i valori…
Ma da dove se n’è uscita, ma chi ci crede?!
Per fortuna io so cosa fare. Non ho perso la testa, io.
Io osservo, studio, ragiono.
Poco fa sono andata in bagno, mi sono arrampicata sul cesso e ho appiccicato l'orecchio alla bocchetta dell’aria. Ciò che ho captato dall'altra parte mi ha illuminato. Ora so. So cosa devo fare. So che lo farò.
Sto perfezionando le  mosse per non destare sospetti tra i miei (a questo punto ex) compagni. In fondo chi non lo farebbe? Qualche piccolo compromesso, dico io, qualche piccolo, irrilevante, inevitabile tradimento…C’est la vie!


Ci tengo a precisare che l'Io narrante di questo racconto è confinato nei limiti dello Stage da cui, pur non trovando apparenti ostacoli, non può  uscire.

Faccio questa precisazione caso mai qualcuno dovesse pensare che la "Pinza" non mi piace: in realtà è buonissima!

giovedì 10 maggio 2012

L'amore ferito

L’amore ferito è una ferita
nascosta tra le pieghe delle dita
linea amara sottile nei pensieri
e non sei meglio di ieri
Capisci che sei contro ogni diritto
non puoi chiedere non puoi avere
non puoi mostrarti
tieni tutto dentro
non scoprire gli umori-rancori
il tuo risentimento
Usi il falsetto dei giorni regolari
eppure avresti voglia di gridare
per qualcosa perduto non so dove
per i conti che non tornano
per ciò che hai sbagliato
per quello che sei diventato

Nei pensieri più chiusi
di notte
nel letto a non dormire
a costruire percorsi a ritroso
a cercare ragioni
cedere alle tentazioni.



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