venerdì 31 gennaio 2014

IL SAPORE DELLE MANDORLE FRESCHE



L’ho imparato la scorsa estate da Jole: se metti a bagno le mandorle secche in acqua fredda e le lasci qualche ora in frigo, poi potrai togliere facilmente la loro pellicina e sarà come mangiare mandorle fresche. Così lo faccio spesso perché mi piacciono, fanno bene, non ingrassano.
E mentre me le gusto, trattenendole in bocca il più a lungo possibile, il loro sapore mi riporta indietro nel tempo. Parecchio indietro. Mi riporta a Francesco…
A quella mattina di una vita fa,  in spiaggia, che rompevamo le mandorle fresche con i sassi  e ce le mangiavamo… a quella corsa mano nella mano fino agli scogli, con lui che mi tirava e mi faceva volare… A quella piccola cavità naturale dopo la rocca bianca che ci nascondeva allo sguardo degli altri e a quel bacio col sapore di mandorle che si mischiava nelle nostre bocche.
Mi pareva che in quell’estate dei diciotto anni fosse finalmente arrivato il mio momento di vivere! Finito il liceo, mia mamma non avrebbe più saputo trattenermi e infatti a settembre sarei andata a Milano, da una delle mie sorelle. Finalmente libera avrei potuto assaggiare il succo vero della vita!
Mi sarei iscritta a russo alla Statale e la cosa mi sembrava piuttosto affascinante, ma ancor di più scalpitavo all’idea di me in prima fila nelle battaglie libertarie del movimento studentesco, eroina della civiltà, “alfiere del libero pensiero”!
Ed ecco che arriva a Bova Francesco, ospite di nostri parenti lontani e anch’egli parente lontanissimo, una testa piena di capelli ricci (alla Angela Davis per intenderci e per chi sa chi fosse) e bellissimo. Molto ma molto diverso dai ragazzi che avevo conosciuto fino ad allora, anche di quelli che mi erano sembrati i migliori. Per certi versi strano e sconcertante.
Incredibile, aveva ammaliato anche mia madre che in genere teneva lontano da casa qualsiasi esponente di sesso maschile di un qualche interesse e lo coccolava con i bocconcini più gustosi.
Francesco era di Reggio, ma aveva passato tanti anni in collegio e ora studiava in Germania, ad Heidelberg. Antropologia culturale, materia di cui sentivo parlare per la prima volta ma che mi infiammò subito: avevo solo una pallidissima idea di cosa significasse, né sapevo quale  fosse il programma di studio, ma di sicuro era la cosa più interessante del mondo e avrei mollato senza rimpianti il mio russo se solo fosse stato possibile!
Grazie al cielo comunque Francesco trovava che Lingue fosse la scelta migliore, purché non mi fossi fatta distrarre, arrivata a Milano, proprio da ciò che in effetti mi attirava come una calamita, l’attivismo politico.
Lui lo snobbava e mi diceva “mi sa che ti vedremo presto con la giacchetta verde a fare la rivoluzione…”
(Più o meno ci azzeccò, ma sarà stato per qualcosa che non ho mai indossato l’eskimo, che era la divisa di ordinanza del movimento studentesco).
Disinibito come non credevo si potesse essere, ma con l’innocenza negli occhi, non come quei cretini dei miei amici con le loro battutacce a doppio senso. Mi raccontava dei rapporti avuti con ragazze di tutto il mondo, e con donne più grandi di lui. Donne esperte e perfettamente libere con le quali non avrei mai saputo competere. Io rimanevo confusa e inquieta, ma cercavo di non darlo a vedere e mi auguravo che ci fosse un po’ di posto anche per me…

lunedì 13 gennaio 2014

IL MIO PRIMO VIDEO CLIP

 
 
 
 
 
 
 
 
 
Spero di esserci riuscita!
Dopo vari tentativi e molte perplessità, mi decido a pubblicare un video fatto qualche anno fa.
A suo tempo fu pubblicato da Alec su My Space e lì ricevette alcune critiche che lo indussero a toglierlo.
Non dico il tenore di quelle critiche che non condivido per non influenzare nessuno.
Preferisco correre il rischio di essere fraintesa che stare a rimuginare e perciò eccolo qua: siete liberi di sparare a zero, risponderò nel merito!
Di seguito metto il testo e la traduzione della canzone:
 
(La qualità del video sarebbe migliore ma qui è venuta così!)
 
 
 


Au loin

Elle demeurait près d'une étable
elle fleurissait dans un jardin
elle rayonnait dans un palais, au loin

Elle etait belle et redoutable
c'est moi qui portait son cartable
nous marchions vers l'ècole  au loin

Pour engager la discution
je sifflotait une chanson
et rallait du poid du cartable, de loin

Elle rèpondait sans compation
que son cartable n'était pas plein
et qu'on n’était plus… très loin

Au loin , dèjà au loin
                                 Au loin deja au loin
                                 Au loin deja au loin...

Quand on arrivait a l'école
je lui rendais toutes ses affaires
Pierrot singeait mon mal de dos , au loin

Je m'approchait de mes copains
en m'vantant d'ma nouvelle affaire
je la regardait, de loin

(
ritournelle)

A la sortie dans la soirée
je m'proposait de l'accompagner
elle m'envoyait jouer  plus loin

Mais j'espèrait la rattraper
pour enfin lui prendre la main
loin des regards moqueurs, au loin.

(
ritournelle)

Je me pressait pour la rejoindre
et la trouvais sans son fardeau
Pierrot sifflotait autour d'elle  tout près

L'interaction fut redoutable
je récupérait le cartable,
non mais ho hè, A la fin.

(ritournelle)

Lontano

Lei abitava in uno stabile
Lei fioriva in un giardino
Lei splendeva in un palazzo di lontano

Ella era bella e temibile
Sono io che portavo la sua cartella
Camminavamo verso scuola lontano

 Per avviare la discussione
Io fischiettavo una canzone
E rallentavo per il peso dalla cartella, lontano

Lei rispondeva senza compassione
Che la sua cartella non era piena
E che non eravamo ormai molto lontani

Lontano, già lontano
Lontano, già lontano
   Lontano, già lontano…

Quando arrivavamo a scuola
Le restituivo le sue cose
Pierrot scimmiottava il mio mal di schiena da lontano
Mi avvicinavo ai miei compagni
Vantandomi della mia nuova storia
E la guardavo di lontano

(ritornello)

All’uscita, la sera
Mi proponevo per accompagnarla
Lei mi mandava a giocare più lontano
Ma io speravo di riacchiapparla
Per prenderle infine la mano
Lontano dagli sguardi beffardi, lontano

(ritornello)

Mi affannavo a raggiungerla
E la trovavo senza il suo carico
Pierrot le fischiava attorno da vicino
Lo scontro fu spaventoso
Io recuperai al cartella
Ma alla fine….

(ritornello)

 

domenica 29 dicembre 2013

Buon 2014!

Buon anno a tutti!
Scusate la latitanza, che continuerà ancora un poco perché oggi parto e me ne vado a Bova per una settimana.

Un saluto con allegria a tutti gli amici e prometto che nell'anno nuovo sarò più buona.


 
A presto
 
ciao

mercoledì 18 dicembre 2013

sabato 30 novembre 2013

C'è lavoro e lavoro!


Una precisazione: giuro e spergiuro che trattasi di invenzione e di pura fantasia!
(nel caso mio marito, che non ha mai frequentato questo blog, dovesse inopinatamente capitare da queste parti)

Io non faccio niente.
Chiaro che lavoro, ma che vuoi che sia? Non è che mi ammazzi. Non lascio niente indietro, faccio tutto ciò che devo al meglio che so fare, ma non è che questo mi impegni un granché. E poi dico che mi piace essere spremuta come un limone: almeno non mi annoio.

A casa mi occupo un po’ della casa e più che altro di cucinare (veramente negli ultimi tempi, da quando mio suocero è venuto ad abitare con noi, cucino un po’ di più, cena per cena e pranzo per l’indomani quando sarò al lavoro) ma dopotutto…

Ok, ok… ogni tanto accetto qualche altro impegnuccio lavorativo. Quando mi capita, insegno nei corsi per adulti: materie non particolarmente allettanti, sia chiaro. Conoscenze e competenze mutuate dal lavoro principale. Non mi pagano molto ma siccome che il mio lavoro sarebbe stato quello dell’insegnante, soprattutto mi piace farlo e non mi stanca.

Curo anche l’orto, non lo nego, ma solo d’estate. E bado alle piante ma solo perché mi sono indispensabili per vivere.

Solo raramente mi butto in qualche impresa, ma molto meno di un tempo.  In passato ne facevo di cose, ve lo giuro, ma ora la pigrizia mi invade sempre di più e ho un bel dirmi che devo rimettermi in carreggiata,  darmi una mossa, smetterla di giocare al computer, che sono un pessimo esempio in famiglia e per le future generazioni!
Comunque, tanto per dimostrare che la coscienza mi rimorde, sto organizzando col mio amico Agostino un corso per imparare a fare le riprese con la telecamera e il  montaggio dei video. E Poi forse in primavera riparto con un altro corso... Si vedrà!
 
Chi invece non si risparmia è mio marito. Tanto che è sempre stanco. Lui è stanco per contratto.
Pur essendo in pensione da più due anni, poverino, le incombenze familiari non gli danno tregua.

Tipo fare la spesa: esce di casa almeno quindici volte al giorno e compra un articolo alla volta, quindi alla fine non ne può più e torna a casa con l’umore rivoltato (metti che ogni due - tre uscite si sia fatto un’ombretta, tanto per rinfrancarsi, questo aiuta...)

O fare il bucato. Qui devo ammettere che il compito è di massima responsabilità. Ma va sottolineata la sua meticolosità e precisione nel dominare la materia bruta. Non è certo cosa da poco far sì che articoli assortiti, confusionari nei colori,  ribelli e anarchici in entrata, vengano restituiti dalla lavatrice perfettamente domati e uniformi. Per lo più grigi, ma anche rosa o azzurrini, o tendenti al giallo spento.

Caricare la lavapiatti, poi, per mio marito è una scienza esatta che presuppone alte conoscenze idraulico-ingegneristiche delle quali io sono totalmente digiuna. Perciò, se mi viene il ghiribizzo di metterci dentro i piatti dopo mangiato, dovrò accettare, va da sé, la sua intransigente supervisione.

La scienza è scienza!

E la scienza meteorologica?

Aggiornatissimo anche in quella: legge le previsioni del tempo su internet almeno una decina di volte al giorno (tra un’uscita e l’altra)  e devo confessare che poi, il più delle volte, ci acchiappa.

Certo non ha vita facile, anche perché deve assolvere ad una esemplare funzione educativa sia nei confronti di nostra figlia, che al momento abita più o meno dalle nostre parti, che di suo padre (al quale oltre a predicare tutto il santo giorno il giusto stile di vita, deve anche urlare dato che è sordo come una campana) che con me che, lo ammetto, sono piuttosto indisciplinata e neghittosa e appena ho un attimo di tempo mi metto a giocare a ruzzle. E tutto questo lo stanca, lo snerva, lo esaurisce, lo assorbe totalmente (ha una missione da compiere, lui!) e non gli consente di coltivare quegli interessi, quelle passioni che pure avrebbe, come no, ma che momentaneamente soddisfa con l’acquisto di manuali e strumenti tanto più sofisticati e ingombranti quanto inutilizzati…

 

 

 

 

mercoledì 6 novembre 2013

LA VITA SENZA NEVA


Carlo è appena uscito dalla porta
Un giorno felice dopo una lunga corsa sulla spiaggia
Portandosi via la nostra Neva
Pastore tedesco  di otto anni e poco più
Vanno da Elisa, l’amica di Carlo e di Neva
La veterinaria che con una carezza e una puntura
La farà dormire dolcemente
Per sempre
Non sentirà più male alle zampe
Non scivolerà più sul pavimento
Non inciamperà e non sbanderà
Sbattendo contro i mobili di casa
Non passerà ore e ore  abbandonata a terra
Con negli occhi una domanda muta
E non mi correrà più incontro
Come ha fatto ancor oggi al ritorno dal lavoro
Galoppando sghemba  con le zampe unite
Per poi schiantarsi dolorante e offesa

Addio  Neva  ora piango.

lunedì 7 ottobre 2013

RI-PRO-POSTA

Versi che avevo postato all'inizio della mia presenza nel blog e che erano stati letti solo da due persone (che ancora ringrazio)
Il tema mi sta a cuore e li ripropongo



FIGLI

Quando non penso a voi con le parole
ma solo col pensiero primordiale
sempre nella mia testa c'è animale
la vostra presenza accanto a me

Figli oramai cresciuti
lontani allontanati
voi abitate
mondi a me sconosciuti
E il sole del mattino non fa sconti
a illuminar tramonti!

Qui la vita si allenta
si perde la fatica
e col pilota automatico innescato
arranco nelle mie giornate
ascoltando canzoni
inseguendo ragioni

Al crocevia dei rancori
impavida gestisco
in equilibrio tremulo
speranza e malumori

Sul bordo al limitare
le intirizzite piume sto a spulciare

Quando va male aspetto
sospendo le intenzioni
abbasso le emozioni
sto acquattata
ha da passa’ a nuttata.

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