Primo giorno d'autunno. Mi ricordo da piccola come accoglievo con gioia ogni cambio di stagione.
Noi bambine, alle prime avvisaglie di pioggia, ci mettevamo un asciugamano sulla testa e uscivamo fuori in strada o in cortile. Poi andavamo dall'una all'altra a bisbigliarci all'orecchio: "Sentìa na' goccia d'acqua e mi dissi chi tu si storta, (o scema o stupida o cretina) ma nessuna si offendeva perché poi ricambiava il favore.
E poi dopo le interminabili estati calabre un po' di fresco non guastava...
Era anche il tempo del rientro a scuola, che all'epoca avveniva il primo ottobre e quindi i preparativi le aspettative la curiosità, il piacere di ritrovare le compagne di classe, almeno quelle che erano tue amiche.
Alcune me le ricordo per cognome. Di altre rivedo la faccia, altre ancora le ho dimenticate del tutto.
Mi ricordo di Mangano, che copiava sempre (sua mamma le aveva tradotto tutte le versioni dal greco contenute nel libro usato dalla professoressa), fu l'unica a copiare dal bignami perfino il compito di italiano a tema libero.
Quella volta, chi più chi meno, avevamo fatto tutte bene: alcune tradizionaliste ispirandosi al caro nonno defunto e simili, con uso e abuso di buoni sentimenti; l'avanguardia intellettuale affrontando i grandi temi: fame nell'India, pace nel mondo, droga, rapporto intergenerazionale... naturalmente condendo il tutto con una grattugiatina di luoghi comuni e di sentito dire.
Lei si era prodotta in un componimento dal titolo "Istantanee da un treno in corsa"!
L' insegnante (una toscana, mi pare di Pisa, che tutte noi adoravamo) si arrabbiò moltissimo e disse che l'avrebbe rimandata a settembre se quell'anno non ci fossero stati gli esami di quinta ginnasio. Così anche quella volta Mangano la fece franca.
Non pensavo di parlare di questo quando ho cominciato a scrivere ma è così, i ricordi sono come le ciliege, uno tira l'altro.
lunedì 20 settembre 2010
giovedì 24 giugno 2010
Penso
Eccomi a distanza di qualche mese su questo spazio che, pur essendo poco frequentato, è pur sempre uno spazio pubblico e come tale merita l'attenzione e lo sforzo per esprimere al meglio il mio pensiero e cercare di dire la mia, se mi sembra di aver qualche cosa da dire.
Ho saputo via mail dello smascheramento della banda bassotti della politica che tentava di introdurre il concetto di violenza sessuale "di lieve entità" sui minori.
Per fortuna dal numero di mail inviate e ricevute, dai blog che frequento che ne hanno fatto eco, capisco che il tam tam della contro informazione (contro quella imbavagliata e ammiccante dei media ufficiali) funziona!
Meno male perché a volte mi dispero considerando che tanta gente deve avere il prosciutto sugli occhi, per non smascherare questi loschi individui, quando attraverso la televisione ci appallano e ci ammorbano parlando della famiglia, dei valori, dell'identità cristiana... e tutte le balle che si sparano a getto continuo.
Penso a quegli italiani che dormono il sonno indotto dall'oppio della propaganda mediatica berlusconiana e credono che è meglio farsi i fatti propri, pensare per sé, provarci col gratta e vinci o col quiz televisivo...
Penso a come sempre più spesso io, e credo tanti altri, ci si senta soli, non trovando nel panorama politico italiano qualcuno che sappia cogliere il bisogno di reagire a quest'andazzo, che sia in grado di aiutarci a sperare ancora che l'umanità possa esprimere qualcosa di meglio che la prevaricazione dei potenti o la guerra tra poveri o la stupidità e la miopia dell'egoismo.
Penso che nonostante le sconfitte, le batoste e le fragature io non mi arrendo.
Ho saputo via mail dello smascheramento della banda bassotti della politica che tentava di introdurre il concetto di violenza sessuale "di lieve entità" sui minori.
Per fortuna dal numero di mail inviate e ricevute, dai blog che frequento che ne hanno fatto eco, capisco che il tam tam della contro informazione (contro quella imbavagliata e ammiccante dei media ufficiali) funziona!
Meno male perché a volte mi dispero considerando che tanta gente deve avere il prosciutto sugli occhi, per non smascherare questi loschi individui, quando attraverso la televisione ci appallano e ci ammorbano parlando della famiglia, dei valori, dell'identità cristiana... e tutte le balle che si sparano a getto continuo.
Penso a quegli italiani che dormono il sonno indotto dall'oppio della propaganda mediatica berlusconiana e credono che è meglio farsi i fatti propri, pensare per sé, provarci col gratta e vinci o col quiz televisivo...
Penso a come sempre più spesso io, e credo tanti altri, ci si senta soli, non trovando nel panorama politico italiano qualcuno che sappia cogliere il bisogno di reagire a quest'andazzo, che sia in grado di aiutarci a sperare ancora che l'umanità possa esprimere qualcosa di meglio che la prevaricazione dei potenti o la guerra tra poveri o la stupidità e la miopia dell'egoismo.
Penso che nonostante le sconfitte, le batoste e le fragature io non mi arrendo.
giovedì 15 aprile 2010
LA POLITICA
Per non cedere allo sconforto dovuto alla deriva barbarica che mi pare trascini il nostro paese verso l'apatia e il disinteresse della cosa comune, voglio rievocare come si respirava "la politica" a casa mia, ai miei tempi...
Mio padre era rrussu. A casa mia eravamo tutti rrussi, con due erre.
Fin da piccola io lo sapevo che eravamo rrussi: infatti quando passava il treno noi salutavamo con il pugno chiuso.
Quando c'erano le votazioni, ai comizi dei comunisti mio padre era sempre sul palco a fianco dell'oratore.
Una volta, che doveva venire un deputato di Roma, mio padre disse che dovevo salire sul palco anch'io per dargli i fiori.
Passammo il pomeriggio intero: io in piedi su una sedia e mio padre che mi faceva ripetere la stessa frase. Che avrebbe dovuto essere sempre la stessa, ma lui la modificava ogni volta:
- Offro questo fascio di garofani rossi al compagno onorevole Mario Zagari.
Io ripetevo:
- Offro questo fascio di garofani rossi al compagno onorevole Mario Zagari.
- No! fascio no! Sennò sembra che siamo fascisti …
Quando c'erano le votazioni, ai comizi dei comunisti mio padre era sempre sul palco a fianco dell'oratore.
Una volta, che doveva venire un deputato di Roma, mio padre disse che dovevo salire sul palco anch'io per dargli i fiori.
Passammo il pomeriggio intero: io in piedi su una sedia e mio padre che mi faceva ripetere la stessa frase. Che avrebbe dovuto essere sempre la stessa, ma lui la modificava ogni volta:
- Offro questo fascio di garofani rossi al compagno onorevole Mario Zagari.
Io ripetevo:
- Offro questo fascio di garofani rossi al compagno onorevole Mario Zagari.
- No! fascio no! Sennò sembra che siamo fascisti …
Di nuovo...
- Offro questi garofani al compagno onorevole Mario Zagari
- Ma non c'è più la parola rossi. Deve esserci il rosso! Devi dire:
- Offro questo mazzo di garofani rossi - rrossi, mi raccomando, rrossi, al compagno onorevole Mario Zagari…
Io ripetevo giusto, ma se lui cambiava ogni volta, logico che poi mi confondevo...
Mio padre si arrabbiava, sbraitava, bestemmiava, sudava, poi mi prendeva con le buone e ricominciavamo daccapo.
La sera andammo al comizio e mia mamma mi accompagnò dietro il palco, dalla parte della stazione. Sentivo il verso di un uccello in quattro tempi.
A un certo punto mi fecero salire, però non vedevo i fiori. Ero preoccupata perché come facevo a dire "Offro questo mazzo di garofani rossi al compagno onorevole Mario Zagari" se non ce li avevo?
Finalmente arrivò qualcuno con i garofani e mio padre mi prese in braccio.
Eravamo di lato al compagno onorevole che gridava. Era molto arrabbiato contro i nemici del popolo che facevano venire la schiena curva alle raccoglitrici di gelsomino.
Gridava e sputava, sputava e gridava: gli spruzzi di saliva uscivano dalla sua bocca come scintille luminose che si spegnevano dopo una breve parabola sul microfono. Non seguivo più tutte quelle parole complicate, e mi misi a pensare se anch’io ero un uccello che potevo volare e cose di questo genere...
Il comizio finì, applausi, qualche commento dal pubblico, mio padre che incalzava - Avanti Nina, tocca a te! … Toccava a chi? A me!?
Ah sì, la frase “Offro questo mazzo di garofani - e ce li avevo – rrossi - con due erre – al compagno onorevole Mario Zagari”
- Offro questi garofani al compagno onorevole Mario Zagari
- Ma non c'è più la parola rossi. Deve esserci il rosso! Devi dire:
- Offro questo mazzo di garofani rossi - rrossi, mi raccomando, rrossi, al compagno onorevole Mario Zagari…
Io ripetevo giusto, ma se lui cambiava ogni volta, logico che poi mi confondevo...
Mio padre si arrabbiava, sbraitava, bestemmiava, sudava, poi mi prendeva con le buone e ricominciavamo daccapo.
La sera andammo al comizio e mia mamma mi accompagnò dietro il palco, dalla parte della stazione. Sentivo il verso di un uccello in quattro tempi.
A un certo punto mi fecero salire, però non vedevo i fiori. Ero preoccupata perché come facevo a dire "Offro questo mazzo di garofani rossi al compagno onorevole Mario Zagari" se non ce li avevo?
Finalmente arrivò qualcuno con i garofani e mio padre mi prese in braccio.
Eravamo di lato al compagno onorevole che gridava. Era molto arrabbiato contro i nemici del popolo che facevano venire la schiena curva alle raccoglitrici di gelsomino.
Gridava e sputava, sputava e gridava: gli spruzzi di saliva uscivano dalla sua bocca come scintille luminose che si spegnevano dopo una breve parabola sul microfono. Non seguivo più tutte quelle parole complicate, e mi misi a pensare se anch’io ero un uccello che potevo volare e cose di questo genere...
Il comizio finì, applausi, qualche commento dal pubblico, mio padre che incalzava - Avanti Nina, tocca a te! … Toccava a chi? A me!?
Ah sì, la frase “Offro questo mazzo di garofani - e ce li avevo – rrossi - con due erre – al compagno onorevole Mario Zagari”
La sapevo perfettamente. Mio padre mi sporse in avanti...avvicinandomi al microfono tutto coperto di saliva!
Io, giuro, volevo… volevo… cioè no, non volevo. Assolutamente non volevo. Non volevo deludere mio padre, ma non dissi una parola.
Comunque era bello quando c’erano le elezioni a Bova! La sera andavamo a sentire il comizio, camminavamo tutte allineate con mia mamma che si metteva la sciarpa con le frange e quando passavamo davanti al cortile con i gelsomini diceva “Puh che puzza!”. Ascoltavamo il comizio dalla piazzetta e poi il giorno dopo c’erano i commenti. Se l’oratore era dello schieramento avversario era stato stupido e ridicolo, se era uno dei nostri era stato intelligente e divertente. Ancora più bello era a casa mia il pomeriggio che precedeva un “nostro” comizio, perché i compagni portavano su da noi i microfoni e l’amplificatore per provarlo e io e le mie sorelle ne approfittavamo per fare le star: cantare, imitare i nostri beniamini della televisione, ché ci sentivano fin dalla piazza.
Allora era tutto molto facile: c’erano i buoni e i cattivi e, pensate un po’ che fortuna, noi eravamo tra i buoni!
Io, giuro, volevo… volevo… cioè no, non volevo. Assolutamente non volevo. Non volevo deludere mio padre, ma non dissi una parola.
Comunque era bello quando c’erano le elezioni a Bova! La sera andavamo a sentire il comizio, camminavamo tutte allineate con mia mamma che si metteva la sciarpa con le frange e quando passavamo davanti al cortile con i gelsomini diceva “Puh che puzza!”. Ascoltavamo il comizio dalla piazzetta e poi il giorno dopo c’erano i commenti. Se l’oratore era dello schieramento avversario era stato stupido e ridicolo, se era uno dei nostri era stato intelligente e divertente. Ancora più bello era a casa mia il pomeriggio che precedeva un “nostro” comizio, perché i compagni portavano su da noi i microfoni e l’amplificatore per provarlo e io e le mie sorelle ne approfittavamo per fare le star: cantare, imitare i nostri beniamini della televisione, ché ci sentivano fin dalla piazza.
Allora era tutto molto facile: c’erano i buoni e i cattivi e, pensate un po’ che fortuna, noi eravamo tra i buoni!
giovedì 25 marzo 2010
La tirannide ...
Ultimamente non guardo molto la televisione. Non è una posa da intellettuale, è che proprio mi annoia. I telefilm americani non li reggo, detesto le trasmissioni del pomeriggio le quali oltre che finte, mi arricchiscono come le riviste del parrucchiere, solo che alla fine non ho neanche i capelli a posto.
Gli unici appuntamenti che riescono ad attrarmi sono quelli di Anno zero, Che tempo che fa e Amici (mi piace vedere tanti giovani che hanno una passione e lavorano e sudano per portarla avanti). Ogni tanto guardo anche i balletti del sabato sera.
Ergo: hanno tolto Santoro e Ballarò che faccio? Sono incavolata: possibile che non sia evidente a tutti come a colpi di censura si stiano restringendo sempre di più gli spazi del pensiero libero?
Un po' mi deprimo, un po' cerco di reagire e nel mio piccolo ribadisco che se chi è al potere ha paura delle idee vuol dire che le sue sono cattive!
Nel frattempo leggo, gioco e curo i fiori
Gli unici appuntamenti che riescono ad attrarmi sono quelli di Anno zero, Che tempo che fa e Amici (mi piace vedere tanti giovani che hanno una passione e lavorano e sudano per portarla avanti). Ogni tanto guardo anche i balletti del sabato sera.
Ergo: hanno tolto Santoro e Ballarò che faccio? Sono incavolata: possibile che non sia evidente a tutti come a colpi di censura si stiano restringendo sempre di più gli spazi del pensiero libero?
Un po' mi deprimo, un po' cerco di reagire e nel mio piccolo ribadisco che se chi è al potere ha paura delle idee vuol dire che le sue sono cattive!
Nel frattempo leggo, gioco e curo i fiori
venerdì 2 ottobre 2009
Pensieri e parole
Si pudiera vivir nuevamente mi vida, en la próxima trataría de cometer más errores. No intentaría ser tan perfecto, me relajaría más. Sería más tonto de lo que he sido, de hecho tomaría muy pocas cosas con seriedad. Sería menos higiénico. Correría más riesgos, haría más viajes, contemplaría más atardeceres, subiría más montañas, nadaría más ríos. Iría a más lugares adonde nunca he ido, comería más helados y menos habas, tendría más problemas reales y menos imaginarios. Yo fui una de esas personas que vivió sensata y prolíficamente cada minuto de su vida; claro que tuve momentos de alegría. Pero si pudiera volver atrás trataría de tener solamente buenos momentos. Por si no lo saben, de eso está hecha la vida, sólo de momentos; no te pierdas el ahora. Yo era uno de esos que nunca iban a ninguna parte sin un termómetro, una bolsa de agua caliente, un paraguas y un paracaídas; si pudiera volver a vivir, viajaría más liviano. Si pudiera volver a vivir comenzaría a andar descalzo a principios de la primavera y seguiría descalzo hasta concluir el otoño. Daría más vueltas en calesita, contemplaría más amaneceres, y jugaría con más niños, si tuviera otra vez vida por delante. Pero ya ven, tengo 85 años... y sé que me estoy muriendo.
Se io potessi vivere nuovamente la mia vita, nella prossima cercherei di commetere più errori. non tenterei di essere tanto perfetto, mi rilasserei di più. Sarei più tonto di quanto non sia stato, in realtà ben poche cose prenderei sul serio. Sarei meno igienico. Correrei più rischi. Viaggerei di più. Contemplerei più tramonti, salirei montagne, nuoterei in più fiumi. Andrei in posti dove non sono stato mai, mangerei più sovente sorbetti e meno lenticchie, avrei più problemi reali e meno problemi immaginari.
Io sono stato una di quelle persone che vivono in maniera sensata e produttiva ogni minuto della loro vita. Chiaro che ebbi momenti di allegria! Ma, se potessi tornare a vivere, cercherei di avere solo buoni momenti.
Perché, se non lo sapete, di questo è fatta la vita: solo di momenti. Non perderti l'"adesso".
Io ero una di quelle persone che mai andava da alcuna parte senza un termometro, una borsa dell'acqua calda, un para pioggia e un paracadute. Se tornassi a vivere, comincerei ad andare scalzo all'inizio della primavera e continuerei così dino alla fine dell'autunno.
Farei più giri nella mia strada, contemplerei più albe e giocherei con più bambini... se avessi di nuovo una vita datanti!
Ma... già vedete! Ho ottantacinque anni e so che sto morendo!
Se io potessi vivere nuovamente la mia vita, nella prossima cercherei di commetere più errori. non tenterei di essere tanto perfetto, mi rilasserei di più. Sarei più tonto di quanto non sia stato, in realtà ben poche cose prenderei sul serio. Sarei meno igienico. Correrei più rischi. Viaggerei di più. Contemplerei più tramonti, salirei montagne, nuoterei in più fiumi. Andrei in posti dove non sono stato mai, mangerei più sovente sorbetti e meno lenticchie, avrei più problemi reali e meno problemi immaginari.
Io sono stato una di quelle persone che vivono in maniera sensata e produttiva ogni minuto della loro vita. Chiaro che ebbi momenti di allegria! Ma, se potessi tornare a vivere, cercherei di avere solo buoni momenti.
Perché, se non lo sapete, di questo è fatta la vita: solo di momenti. Non perderti l'"adesso".
Io ero una di quelle persone che mai andava da alcuna parte senza un termometro, una borsa dell'acqua calda, un para pioggia e un paracadute. Se tornassi a vivere, comincerei ad andare scalzo all'inizio della primavera e continuerei così dino alla fine dell'autunno.
Farei più giri nella mia strada, contemplerei più albe e giocherei con più bambini... se avessi di nuovo una vita datanti!
Ma... già vedete! Ho ottantacinque anni e so che sto morendo!
martedì 25 agosto 2009
Figli
Quando non penso a voi con le parole
ma solo col pensiero primordiale
sempre nella mia testa c'è animale
la vostra presenza accanto a me
Figli oramai cresciuti
lontani allontanati
voi abitate
mondi a me sconociuti
...e il sole del mattino non fa sconti
a illuminar tramonti!
Qui la vita si allenta
si perde la fatica
e col pilota automatico innescato
arranco nelle mie giornate
inseguendo ragioni
ascoltando canzoni
Al crocevia dei rancori
impavida gestisco
in equilibrio tremulo
speranza e malumori
Sul bordo al limitare
le intirizzite piume sto a spulciare
Quando va male aspetto
sospendo le intenzioni
abbasso le emozioni
sto acquattata
ha da passà a nuttata.
ma solo col pensiero primordiale
sempre nella mia testa c'è animale
la vostra presenza accanto a me
Figli oramai cresciuti
lontani allontanati
voi abitate
mondi a me sconociuti
...e il sole del mattino non fa sconti
a illuminar tramonti!
Qui la vita si allenta
si perde la fatica
e col pilota automatico innescato
arranco nelle mie giornate
inseguendo ragioni
ascoltando canzoni
Al crocevia dei rancori
impavida gestisco
in equilibrio tremulo
speranza e malumori
Sul bordo al limitare
le intirizzite piume sto a spulciare
Quando va male aspetto
sospendo le intenzioni
abbasso le emozioni
sto acquattata
ha da passà a nuttata.
mercoledì 6 maggio 2009
Se frequento poco il blog...
E' perchè ho deciso di rievocare con parole scritte i miei primi anni di vita. Troppo presto? Troppo tardi? E' l'età? E' una moda? E' scontato? E' banale? Molto probabile tutto quanto sopra.
Mi piacerebbe riuscire a utilizzare il materiale delle mie memorie per farne un vero romanzo, ma per ora le mie ambizioni letterarie si scontrano con la constatazione che in realtà mi viene facile solo scrivere di me, raccontare i fatti così come me li ricordo. A volte sbagliando perché la memoria ti fa anche brutti scherzi e può capitare, e mi capita, di vedermi protagonista di episodi in cui non c'ero. Ammetto pure che a volte mi scappa anche di "aggiustare" i ricordi per far combaciare tutti i pezzi in quello che mi sono convinta sia il puzzle della mia vita... fin qui.
Mi piacerebbe riuscire a utilizzare il materiale delle mie memorie per farne un vero romanzo, ma per ora le mie ambizioni letterarie si scontrano con la constatazione che in realtà mi viene facile solo scrivere di me, raccontare i fatti così come me li ricordo. A volte sbagliando perché la memoria ti fa anche brutti scherzi e può capitare, e mi capita, di vedermi protagonista di episodi in cui non c'ero. Ammetto pure che a volte mi scappa anche di "aggiustare" i ricordi per far combaciare tutti i pezzi in quello che mi sono convinta sia il puzzle della mia vita... fin qui.
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