giovedì 20 novembre 2008

Parole in lingua amica

oggi intreccio le parole di Alec de la Plata
ospitando in questo spazio che ama dare spazio
la sua bellissima poesia

Ils ont des sons, ils nous font signe
Ils n'ont pas d'signes, particulier.
Quand l'un festoye, les autres arrivent.
Et ces gens là, ce sont mes amis.
Par leur surnom, Ils se désigne.
Ils ont des rèves, Particulier.
Quand l'un n'a pas, les autres se privent.
Et ces gens là, ce sont mes amis.
Ils bossent le jour, puis quitte ou double.
C'est la nuit en particulier.
Que les uns chantent, que les aures suivent.
Et ces gens là, ce sont mes amis.
Autour d'un verre, ils se raccontent.
Une histoire en particulier.
Après le rire, les larmes montent.
Et ces gens là, je les ai aimé.
Dans les maniffs, Ils se rencontrent.
L'injustice en particiìulpier.
Les motive à, changer le monde.
Et ces gens là, ont de belles idées.
Ce sont les faux, ceux qui se signent
Ceux qui se sentent particulier
L'un d'entre eux tombe, les autres pietinent
Et ces gens là, peuvent se reabiller
On se fout d'eux, nous on se soigne.
Dans un bar en particulier ou l'atmosphère,
est chaleureuse. Dans cet endroit, tu peux éxister.
Ils ont des sons, ils nous font signe.
Ils n'ont pas d'signes , particulier.
L'un d'eux a bu, les autres sont ivre.
Et ces gens là, ce sont mes amis.

giovedì 23 ottobre 2008

Sparsi pensieri

Che tristi tempi, che tempi tristi: mi fanno venir meno la voglia di scrivere comunicare parlare sperare.
Vivo in un'Italia che faccio fatica a riconoscere, sempre più brutta, superficiale, egoista.

Sono continuamente in bilico tra il desiderio di andare via (ma dove?) e il senso del dovere che mi dice: devi lottare!

Per fortuna ho rivisto i giovani in piazza a protestare contro la stupidità e la miopia dei nani di basso profilo che sono attualmente al potere... (e non mi riferisco alla statura!)

In America hanno eletto Obama: non so se saprà migliorare il mondo, ma mi dà fiducia il fatto che tanta gente abbia dimostrato il desiderio di cambiare pagina.

Speriamo di non doverci vergognare ancora per molto tempo di essere rappresentati - in quanto italiani - da una caricatura umana saltata fuori dalla pagina delle barzellette!
E che le nostre coscienze si sveglino dal torpore mediatico che sta ottundendo le menti e inaridendo i cuori...

mercoledì 3 settembre 2008

Ogni vota

Ogni vota chi tornu mi siddìu
Chiddu chi mi spettava no ritrovu
dda Bova chi mi portu sempri d’jntra
comu scindu d’u trenu … scumparìu

Ncuntru genti chi canunusciva di figghiola
chi jocavamu, e chi m’i nsonnu ‘ncora
e no li ricanusciu, sunnu autri
und’ennu chiddi cu cu’ mi criscìa?

Ogni vota chi tornu mi siddìu
Ddu mundu chi era u meu
undi finìu?

I passiati da dominica
avanti e arretu pa’ via Nazionali
cu me mamma ‘o barcuni a cuntrollari
mi ndi cumportamu boni, cu rispettu

E a sira, nta stagioni, nto murettu
finu a tardu
a parrari e a cuntari
d’a vita chi ’ndaviva a cuminciari

Dda spiaggia bella, cu dda rina grossa
u cucuzzaru, i risa di figghjoli
“Ieri sira ja all’ortu e mi mancaru…”

Ieri sira supra u trenu chi tornava
a me casa di ora
quand’era a san Pascali,
ampena fora d’a galleria…

Mind’accorgia
chi Bova è ancora Bova
e m’a portu cu mia

martedì 2 settembre 2008

...E all'orizzonte la Tangenziale di Mestre

Ma com'è possibile? Solo dieci giorni fa vivevo un'altra vita!
E non parlo solo di mare, sole, giocate a carte, terrazza, parenti, casino, pranzi/abbuffate...
Ma di quell'altra dimensione nella quale antichi ritmi, vecchie dinamiche familiari, magicamente riprendono vigore non appena ci si ritrova - io e le mie sorelle - a convivere in quello che è stato lo scenario del nostro "Primo Atto", dando corpo a tensioni, sentimenti forti, a volte primordiali, che una volta tornati alla vita "normale" e ai nostri educati rapporti telefonici, sembra non abbiano più alcun significato.

La mia fatica del ritorno sta anche in questo, nel dover riuscire a ripercorrere in fretta i trent'anni e passa che mi separano da Bova.

giovedì 26 giugno 2008

Finalmente fa caldo, ma tanto, ma tanto caldo!


Dopo una'ssenza prolungata (pausa di riflessione?) eccomi qua a rimpiangere la primavera, di fronte a quest'estate che, lo so, passerà in un attimo. E' l'estate che aspetto fin da novembre, ma per me il momento più bello è quello della sua imminenza: calcolare le tappe del suo approssimarsi dalle diverse fioriture che colorano "questo mondo pieno di grigio": le forsizie ancora nel cuore dell'inverno e poi via via il glicine, le rose, i gelsomini, azalea e rododendo, l'oleandro...

Estate dunque!

Certo mi godrò il mare, certo mi godrò le lunge serate sulla terrazza calabra a giocare a carte, mangerò, nuoterò, mi abbronzerò. Respirerò il più possibile gli odori del bergamotto e del gelsomino e, girando per le vie di un paesino trasandato e imbruttito dall'edificazione selvaggia (è sparito il meraviglioso giardino che proprio al centro del paese consentiva l'ingresso a pochi eletti in un paradiso terrestre ed ai passanti riservava la visione di incredibili piante dal sapore esotico: indimenticabile l'alto banano con i suoi fiori carnali e i caschi zeppi di frutti) cercherò di trovare le tracce di un'altra vita, di un'altra Nina.

giovedì 8 maggio 2008

MEGALOMANIA






Quante cose senza nome mi passavano per la mente mentre viaggiavamo! Come davanti ad uno schermo dalle immagini sfocate in rapida dissolvenza. Me ne stavo seduta dietro, lo sguardo perso fuori del finestrino, poco partecipe alla conversazione che si svolgeva nell'abitacolo, in quell'astrazione venatamente autistica in cui a volte sparisco.
Ogni tanto un pensiero formato emergeva dalla nebulosa del viaggio: ad esempio aver realizzato che in fondo, più che i paesaggi, musei, architetture o specialità dei luoghi, ciò che mi colpiva maggiormente erano le immagini rubate dalla macchina alla vita quotidiana di gente comune. Con i suoi modi di camminare, con i pacchi sottobraccio o le borse di plastica da cui sgusciava fuori la spesa...gente con cui a volte succedeva, per un istante, di incrociare gli sguardi. Un'intrusione fugace nella loro esistenza che mi lasciava un desiderio inappagato, un vago senso di ineluttabilità, un interrogativo: come è possibile che questa quotidianità spicciola proceda indifferente, come se niente fosse? Ma come, non si rendono conto di vivere in un posto così speciale?

mercoledì 16 aprile 2008

sì... viaggiare!

Dopodomani parto!
una bella vacanza di due settimane: Grecia/mito/Avventura.
Sì, Avventura con la A maiuscola, perché saremo in tre donne (due "con esperienza" e una molto giovane)e una piccola seicento, munita di autoradio e lettore CD.
Imbarco a Venezia nel primo pomeriggio e sbarco a Igumenitsa, la sera del giorno dopo. E poi... via a girare con un itinerario di massima e molta libertà!

Ne sono felice, sono anni che sogno di andare in Grecia e che ci fantastico. Ad esempio mi sono fissata che per me, della Magna Grecia, sarà un ritorno non dico alle origini ma "a casa"; mi sono detta che se non ci sono ancora andata alla mia veneranda età non è un caso: probabilmente, una volta là, potrebbe succedere che poi non riesca a staccarmene e che resti fatalmente imprigionata dal fascino speciale di tanto luogo...ecc. ecc. (della serie mi faccio un sacco di film nella mia testa).
Ma, come al mio solito, quando si avvicina la partenza, mi prende un'ansia di quelle ... che se non fosse che ho già pagato, o se si verificasse una vera causa di forza maggiore, tirerei un respirone di solievo.

Per fortuna ho già pagato e avendo programmato le ferie non ho altri impegni;
in quanto a catastrofi, oltre alla sparizione della sinistra (la cui rianimazione potrà ben aspettare il mio ritorno!) al momento non risultano impedimenti di qualsivoglia natura. Così - gioco forza - vincerò la vigliaccheria e mi tufferò nel viaggio, e sia quel che sia.

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