sabato 13 dicembre 2014

Rediviva

Da tanto che non frequentavo il blog che avevo dimenticato anche la password. Ne ho creata una nuova e l'ho ridimenticata.
Ora l'ho recuperata e scritta in un documento segreto per non perderla mai più, a meno di non dimenticare anche il nome del documento (eccetera eccetera...)

Perché mi sono allontanata pur tenendo tanto agli amici che frequentavo? Non lo so: forse pigrizia, forse quella leggera insoddisfazione o inquietudine che mi prendono e mi fanno procrastinare tutto ad un dopo risolutore.

In ogni caso ci sono, sono viva vegeta e pensionata (chi l'avrebbe mai detto?) e mi sembra più che normale alzarmi alle 8 e mezzo - 9 come se avessi fatto sempre così.

Ho gironzolato un po', ho avuto tanta gente per casa, ora sono a tu per tu con la mia nuova vita che necessita di qualcosa di bello e di entusiasmate, e di riprendere le fila di tanti legami, discorsi e parole...

Un saluto affettuoso a quelli che vorranno passare da queste parti e a tutti Voi un augurio e un abbraccio sincero

Nina

giovedì 28 agosto 2014

IL BANA-NINO



E' passato tanto tempo dal mio ultimo post, e da parecchio sono più o meno scomparsa anche dai vostri blog ... così, senza una ragione precisa, ma per una sensazione di vita in sospeso che mi accompagna da tempo e che mi suggerisce di rinviare tutto  a "dopo". Questo "dopo", mi dico che sia l'appuntamento col prossimo pensionamento che sto aspettando con ansia, e che sto caricando di aspettative che mi auguro non sproporzionate...
Intanto sto acquattata...
Chiedo scusa a quegli amici che in qualche modo possano aver sentito la mia mancanza, ma sappiano che ho pensato sempre a loro benché in silenzio.
Oggi sono rientrata dalle vacanze e mi è venuta voglia di anticipare qualcosa di tutto ciò che da tempo rimando a "dopo" e per prima cosa ho intenzione di riprendere a coltivare il mio blog, come fosse una pianta un po' appassita ma ancora capace di esalare buon profumo...
scusate se è poco!


Mentre mi trovavo a Bova Marina, in Calabria, dove vado ogni anno in estate (e potendo anche altre volte nel corso dell'anno) cosa che per me non significa andare in vacanza ma tornare alle origini, a quelle radici che più passa il tempo più si abbarbicano intorno al mio essere, sono andata con mio nipote Domenico a cercare una vetreria che ci era stata indicata, dovendo riparare il portoncino di casa che una qualche sassata aveva rotto.
Fortunosamente, dopo molti avanti e indietro, abbiamo trovato il posto e ci è andata davvero bene perché siano arrivati quasi all'orario di chiusura dell'ultimo giorno prima delle loro ferie. Con 40 euro (e la maestria di Domenico che ha provveduto alla sostituzione del vetro) abbiamo rimesso a nuovo il portoncino a fronte di un preventivo per un portone nuovo di 1500 euro.
Ma la cosa più bella è che proprio di fronte alla vetreria c'era un bananeto fittissimo, e tanti germogli di banano che spuntavano spontanei là in mezzo. 
Volevo chiedere il permesso di prenderne uno ma non sapevo a chi chiedere, poi feci coraggio e ne estrassi delicatamente due, riuscendo a mantenere intatte le radici, trepidando per la paura di essere scoperta e sgridata. Avvolsi con la mia preziosa sciarpa colore del mare le due creaturine e le portai a casa, poi corsi all'Ammasso a comprare un vaso e il terriccio adeguato, le interrai e le bagnai abbondantemente, pregando che attecchissero.

Nei giorni seguenti curai i bananini con amore, bagnandoli la sera e riparandoli di giorno dalla ferocia dei raggi solari calabri, ma le prime foglie cominciavano a seccarsi e corrucciarsi in tono accusatorio: perché mi ero permessa di strapparli al loro habitat? Chi ero io per decidere il loro trasferimento in via San Leo n. 18?

Continuai comunque a sperare e a bagnarli, dicendo loro parole affettuose affinché mi scusassero. Uno dei due dimostrò da subito la propria intransigenza, corrugando sempre più le foglie e rabbuiandosi tutto, l'altro se ne stava sulle sue senza sbilanciarsi, ma mantenendo il suo bel colore verde chiaro e la posizione eretta.

Le vacanze volgevano al termine ed ero preoccupata, nonostante la promessa di mia sorella di  occuparsi ancora di loro (e delle altre piante che ho sistemato sul marciapiedi davanti a casa: una splendida Yukka da me salvata anni fa da morte certa e la buganvillea che ancora tergiversa) finché due giorni fa, tornando dalla spiaggia, ho trovato che il bananino più socievole aveva allargato la foglia più esterna, che prima teneva fitta fitta e arrotolata su se stessa, facendomi capire che mi aveva perdonato e mi porgeva un gesto di pace.
 












martedì 25 febbraio 2014

PAURA DI VOLARE







L’Alcion non è un granché, mi ha assicurato un leggero intorpidimento fintantoché l’aereo era fermo e durante gli spostamenti a terra, quando ancora mi illudevo che avrei potuto addormentarmi. Carlo me l’aveva assicurato raccomandandomi di prendere solo mezza pastiglia, mezz’ora prima del volo. L’ho buttata giù mentre ero in coda per l’imbarco, una pastiglietta blu oblunga che ho spezzato con l’unghia spezzata del pollice. Anche là, poco o nullo l’effetto della cura al Bioscalin che avrebbe dovuto assicurarmi rafforzamento di unghie e capelli. Le unghie mi si sfaldano ancora e di capelli, stamattina, dopo la doccia, me ne son trovati in mano da farci un tupè! Li ho gettati nel water salutandoli con dispiacere  e tirando subito lo sciacquone per non soffrire più.
Tornando al volo, al momento è liscio, senza ballaballa, ma all’arrivo mi pare sia previsto brutto. Capisco abbastanza gli annunci in spagnolo, anche se parlano a macchinetta, ma naturalmente spero che tormentosa abbia in quella lingua un significato meno pregnante che in italiano. Che sia come si dice un falso amico e magari voglia dire al massimo pioggia leggera…
Non ho l’orologio per cui non posso controllare lo scorrere del tempo. Né chiedere al mio vicino, uno spagnolo con tanto di moglie che si legge pacifico uno di quei giornali di bordo noiosissimi che paiono scritti in epoche e mondi paralleli. Forse comunque per darmi un tono ne sfoglierò uno anch’io, nella speranza che pagina dopo pagina mi aiutino a trascorrere qualcun altro dei novanta minuti previsti.
Fuori c’è un bel sole, la vicina ha tirato giù la tendina perché è proprio accecante. Ci contavo stamattina, lungo la tangenziale per l’aeroporto, che eravamo immersi nella nebbia.
Di dormire non se ne parla: nada!
Allora dedico qualche pensiero alle mail che ho trovato ieri e stamattina. Ieri mi ha scritto Diana. Mi ha fatto piacere perché si è detta vogliosa di riprendere il laboratorio di scrittura e che forse verrà anche la sua amica Laura. Poi mi ha risposto Riccardo a cui avevo mandato un messaggio e gli dicevo che il suo libro l’ho letto. Ho cercato di essere onesta senza essere tranchante: gli ho fatto i complimenti per il bel modo di ricordare i propri genitori e per le fotografie che hanno dato una grossa mano a rendere l’atmosfera di quegli anni così diversi pur senza essere molto lontani.
Naturalmente non ho parlato dello stile scolastico, né degli svarioni incontrati qua e là, né della stampa disastrosa piena di refusi, mezze pagine vuote ecc. (un lavoro molto poco professionale che lui avrà profumatamente pagato).

Di questo però mi riprometto, semmai, di parlargliene a voce, mettendolo in guardia per la prossima pubblicazione, se proprio ne dovrà fare ancora (nel qual caso potrò offrirmi come correttore di bozze).
In ogni caso sono soddisfatta dell’esito: pur essendomi sentita onesta con me stessa, Riccardo si è detto onorato del mio giudizio. Missione compiuta. Lunga parentesi: da quando ho visto il film Il favoloso mondo di Amelie ho dato un nome a ciò che prima classificavo genericamente come inclinazione alla gentilezza. Ho capito che ho una missione da compiere, quella di essere il facilitatore dell’altrui autostima. Intendiamoci, non di tutti gli “altrui”. C’è gente che detesto e che potrei schiacciare come pidocchi, ma di coloro che ai miei occhi se lo meritano. O perché vicini al mio sentire o perché – benché lontanissimi – sanno convincermi, per sfighe continue e vicissitudini infelici, che anche per loro sarebbe giusto un po’ di vento in poppa. Ed ecco che qui intervengo con pensieri parole ed opere.
 Mi viene in mente un viaggio fatto tra Calabria e Sicilia qualche anno fa (un gran giramento di pullman, treni locali, soste ripetute, trasbordi  da un mezzo all’altro con bagagli senza ruote) in compagnia di una suora di paese  che si recava in città e mi si era attaccata  come una cozza. Vestita di bianco multistrato sotto un implacabile sole calabro del mese di agosto, baffuta e in modo disarmante posseduta dall’ignoranza.
Le feci compagnia tutta la mattina, chiedendole della sua giornata, dei suoi interessi (zero), dandole un rinforzo positivo per ogni pensiero appena articolato che riuscisse a formulare, comprese ricette di cucina. Naturalmente me ne guardai bene dal comunicarle il mio inveterato ateismo, così come la considerazione poco lusinghiera che ho del clero e di qualsivoglia forma di credo religioso. Quella suorina era troppo al di là. Giunta a destinazione, mi salutò abbracciandomi.
Ma perché invece che una missione non potrebbe essere una professione? E perfino redditizia?  Ecco un'altra idea da perfezionare. Già, perché io sono piena di idee super eccellenti che se solo solo le mettessi in pratica, giuro, potrei diventare ricca e famosa! Qualcuna? Ad esempio l'agenda biennale (non avete notato quante volte, passato l'anno, l'agenda è ancora lì, quasi tutta vuota?) Ho pensato ad un metodo per poterla riusare che per precauzione non vi spiegherò, ispirato al gratta e vinci... O il banchetto mobile incorporato al vestito per l'elargizione di consigli sentimentali... O il filtro nasale contro le allergie da polline... O gli impianti dentro il naso di fiori di gelsomino... Cose di questo genere insomma.
 
Dodici e diciotto: ho sfidato le mie paure/superstizioni che mi fanno tenere spento il cellulare per tutto il volo, anche se mi pare di aver sentito che ciò è indispensabile solo nelle fasi di decollo e atterraggio. Dunque lo riaccendo tenendolo nella borsa, giusto il tempo di vedere l’ora, congratulandomi con me, con l’Alcion, con questo quadernetto regalatomi qualche giorno fa dalla mia amica (ex cara) Roberta e con questa penna acquistata l’altro ieri in cartoleria.

Ci sono andata a fare la fotocopia della carta di identità. Siccome dovevo pagare  solo 30 centesimi e non avevo moneta, presi pure una penna che mi era totalmente inutile essendone piena sia in ufficio che a casa. Ma adesso che scivola morbida sulla pagina me ne compiaccio e ammetto che ne è valsa la pena. Con la sua scorrevolezza facilita la trascrizione dei pensieri e riduce al minimo l’accavallarsi in uscita delle parole.

È un po’ così che lavoriamo nel laboratorio di scrittura: non proprio e non solo flusso di coscienza, ma riconoscendo una qualche vita propria agli strumenti dello scrivere  che, se sono in gamba (come questo quadernetto e la penna speedy), ti possono condurre a gran velocità verso mete impensate, provvedendo loro, con un volta pagina o con una sbavatura dell’inchiostro a farti seguire itinerari imprevisti pieni di svolte, pause, curve, salti e scarti nel tempo e nello spazio.

…Sono indecisa se tentare la carta del bagno: in genere è una manovra che ha il potere di rilassarmi ma ormai suppongo che a breve inizierà l’atterraggio (non oso riaccendere il cellulare!)
La fase che statisticamente dovrebbe essere più a rischio a me piace. La tormentosa ancora non si vede e stiamo gradatamente scendendo. Pregusto il momento in cui si potrà rivedere il paesaggio con le macchinine sempre meno giocattolo e gli uomini sempre meno formiche. Le ciminiere delle fabbriche quasi camini per un caldo fuoco in calda casa dove di sicuro vivono calde famiglie…

In definitiva, a mano a mano che andiamo giù è come se sentissi di aver compiuto il mio dovere, rassicurata falsamente dall’assurdo pensiero che un impatto da cento metri d’altezza sia comunque preferibile ad uno da ottomila.

Boh! Adesso smetto, stiamo andando giù di gran carriera e il cielo è sempre più blu.

Siamo atterrati: Dio! Come adoro gli scossoni del carrello!!!

venerdì 31 gennaio 2014

IL SAPORE DELLE MANDORLE FRESCHE


 

L’ho imparato la scorsa estate da Jole: se metti a bagno le mandorle secche in acqua fredda e le lasci qualche ora in frigo, poi potrai togliere facilmente la loro pellicina e sarà come mangiare mandorle fresche. Così lo faccio spesso perché mi piacciono, fanno bene, non ingrassano.
E mentre me le gusto, trattenendole in bocca il più a lungo possibile, il loro sapore mi riporta indietro nel tempo. Parecchio indietro. Mi riporta a Francesco…
A quella mattina di una vita fa,  in spiaggia, che rompevamo le mandorle fresche con i sassi  e ce le mangiavamo… a quella corsa mano nella mano fino agli scogli, con lui che mi tirava e mi faceva volare… A quella piccola cavità naturale dopo la rocca bianca che ci nascondeva allo sguardo degli altri e a quel bacio col sapore di mandorle che si mischiava nelle nostre bocche.
Mi pareva che in quell’estate dei diciotto anni fosse finalmente arrivato il mio momento di vivere! Finito il liceo, mia mamma non avrebbe più saputo trattenermi e infatti a settembre sarei andata a Milano, da una delle mie sorelle. Finalmente libera avrei potuto assaggiare il succo vero della vita!
Mi sarei iscritta a russo alla Statale e la cosa mi sembrava piuttosto affascinante, ma ancor di più scalpitavo all’idea di me in prima fila nelle battaglie libertarie del movimento studentesco, eroina della civiltà, “alfiere del libero pensiero”!
Ed ecco che arriva a Bova Francesco, ospite di nostri parenti lontani e anch’egli parente lontanissimo, una testa piena di capelli ricci (alla Angela Davis per intenderci e per chi sa chi fosse) e bellissimo. Molto ma molto diverso dai ragazzi che avevo conosciuto fino ad allora, anche di quelli che mi erano sembrati i migliori. Per certi versi strano e sconcertante.
Incredibile, aveva ammaliato anche mia madre che in genere teneva lontano da casa qualsiasi esponente di sesso maschile di un qualche interesse e lo coccolava con i bocconcini più gustosi.
Francesco era di Reggio, ma aveva passato tanti anni in collegio e ora studiava in Germania, ad Heidelberg. Antropologia culturale, materia di cui sentivo parlare per la prima volta ma che mi infiammò subito: avevo solo una pallidissima idea di cosa significasse, né sapevo quale  fosse il programma di studio, ma di sicuro era la cosa più interessante del mondo e avrei mollato senza rimpianti il mio russo se solo fosse stato possibile!
Grazie al cielo comunque Francesco trovava che Lingue fosse la scelta migliore, purché non mi fossi fatta distrarre, arrivata a Milano, proprio da ciò che in effetti mi attirava come una calamita, l’attivismo politico.
Lui lo snobbava e mi diceva “mi sa che ti vedremo presto con la giacchetta verde a fare la rivoluzione…”
(Più o meno ci azzeccò, ma sarà stato per qualcosa che non ho mai indossato l’eskimo, che era la divisa di ordinanza del movimento studentesco).
Disinibito come non credevo si potesse essere, ma con l’innocenza negli occhi, non come quei cretini dei miei amici con le loro battutacce a doppio senso. Mi raccontava dei rapporti avuti con ragazze di tutto il mondo, e con donne più grandi di lui. Donne esperte e perfettamente libere con le quali non avrei mai saputo competere. Io rimanevo confusa e inquieta, ma cercavo di non darlo a vedere e mi auguravo che ci fosse un po’ di posto anche per me…

lunedì 13 gennaio 2014

IL MIO PRIMO VIDEO CLIP

 
 
 
 
 
 
 
 
 
Spero di esserci riuscita!
Dopo vari tentativi e molte perplessità, mi decido a pubblicare un video fatto qualche anno fa.
A suo tempo fu pubblicato da Alec su My Space e lì ricevette alcune critiche che lo indussero a toglierlo.
Non dico il tenore di quelle critiche che non condivido per non influenzare nessuno.
Preferisco correre il rischio di essere fraintesa che stare a rimuginare e perciò eccolo qua: siete liberi di sparare a zero, risponderò nel merito!
Di seguito metto il testo e la traduzione della canzone:
 
(La qualità del video sarebbe migliore ma qui è venuta così!)
 
 
 
video


Au loin

Elle demeurait près d'une étable
elle fleurissait dans un jardin
elle rayonnait dans un palais, au loin

Elle etait belle et redoutable
c'est moi qui portait son cartable
nous marchions vers l'ècole  au loin

Pour engager la discution
je sifflotait une chanson
et rallait du poid du cartable, de loin

Elle rèpondait sans compation
que son cartable n'était pas plein
et qu'on n’était plus… très loin

Au loin , dèjà au loin
                                 Au loin deja au loin
                                 Au loin deja au loin...

Quand on arrivait a l'école
je lui rendais toutes ses affaires
Pierrot singeait mon mal de dos , au loin

Je m'approchait de mes copains
en m'vantant d'ma nouvelle affaire
je la regardait, de loin

(
ritournelle)

A la sortie dans la soirée
je m'proposait de l'accompagner
elle m'envoyait jouer  plus loin

Mais j'espèrait la rattraper
pour enfin lui prendre la main
loin des regards moqueurs, au loin.

(
ritournelle)

Je me pressait pour la rejoindre
et la trouvais sans son fardeau
Pierrot sifflotait autour d'elle  tout près

L'interaction fut redoutable
je récupérait le cartable,
non mais ho hè, A la fin.

(ritournelle)

Lontano

Lei abitava in uno stabile
Lei fioriva in un giardino
Lei splendeva in un palazzo di lontano

Ella era bella e temibile
Sono io che portavo la sua cartella
Camminavamo verso scuola lontano

 Per avviare la discussione
Io fischiettavo una canzone
E rallentavo per il peso dalla cartella, lontano

Lei rispondeva senza compassione
Che la sua cartella non era piena
E che non eravamo ormai molto lontani

Lontano, già lontano
Lontano, già lontano
   Lontano, già lontano…

Quando arrivavamo a scuola
Le restituivo le sue cose
Pierrot scimmiottava il mio mal di schiena da lontano
Mi avvicinavo ai miei compagni
Vantandomi della mia nuova storia
E la guardavo di lontano

(ritornello)

All’uscita, la sera
Mi proponevo per accompagnarla
Lei mi mandava a giocare più lontano
Ma io speravo di riacchiapparla
Per prenderle infine la mano
Lontano dagli sguardi beffardi, lontano

(ritornello)

Mi affannavo a raggiungerla
E la trovavo senza il suo carico
Pierrot le fischiava attorno da vicino
Lo scontro fu spaventoso
Io recuperai al cartella
Ma alla fine….

(ritornello)

 

domenica 29 dicembre 2013

Buon 2014!

Buon anno a tutti!
Scusate la latitanza, che continuerà ancora un poco perché oggi parto e me ne vado a Bova per una settimana.

Un saluto con allegria a tutti gli amici e prometto che nell'anno nuovo sarò più buona.


 
A presto
 
ciao

mercoledì 18 dicembre 2013

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